Juventus in lutto: si è spento Salvatore Giglio, il fotografo delle mille partite
La Juventus piange Salvatore Giglio, il celebre fotografo che per oltre mezzo secolo ha raccontato la storia della club bianconero attraverso l’obiettivo. Nato a Palermo nel 1947 e trasferitosi a Torino nel 1959, Giglio seguì la Vecchia Signora dal 1976 fino ai primi anni Duemila come fotografo ufficiale, pur mantenendo un rapporto da freelance anche dopo, e raccogliendo su pellicola oltre 2 milioni di immagini.

Addio a Giglio, il fotografo che ha reso immortali i volti della Juve
Con la scomparsa di Salvatore Giglio, si spegne lo sguardo che ha raccontato decenni di Juventus attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Non era solo un fotografo: era il testimone silenzioso di mille emozioni bianconere, presente a bordo campo per oltre cinquant’anni, capace di trasformare attimi fugaci in icone eterne. Nato a Palermo nel 1947, cresciuto a Torino, Giglio ha seguito la Juventus dal 1976, collezionando oltre 2 milioni di scatti, tra imprese leggendarie, lacrime, trionfi, drammi e momenti privati dei grandi campioni. È morto all’età di 77 anni dopo una lunga malattia, lasciando dietro di sé un patrimonio fotografico senza eguali. Storico il suo scatto di Michel Platini sdraiato sull’erba dopo il gol annullato a Tokyo nel 1985: un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che sintetizza la poesia e la malinconia del calcio.
Giglio è stato il fotografo ufficiale della Juventus per decenni, ma ha anche collaborato con riviste come France Football, Sports Illustrated e National Geographic, coprendo sette Mondiali e nove Europei. Nel 2009 la UEFA lo inserì tra i 14 migliori fotografi calcistici del mondo. Il suo legame con la Juventus era profondo e umano: era stimato da generazioni di giocatori e dirigenti, e aveva un rapporto personale con miti come Del Piero, Boniperti e Scirea. La sua ultima mostra, dedicata proprio alla storia del club, è stata un atto d’amore per il calcio e per la squadra che ha immortalato per una vita intera. Con la sua morte, il calcio italiano perde un occhio discreto ma fondamentale, capace di raccontare la storia non con le parole, ma con la luce, l’istante e l’emozione.