7 curiosità su... Gianluca Mancini

Gianluca Mancini è uno dei difensori italiani più solidi e riconoscibili degli ultimi anni, simbolo di aggressività, mentalità e senso della posizione. Ma oltre a ciò che mostra sul campo, ci sono aspetti della sua carriera e della sua personalità che non tutti conoscono. Ecco sette curiosità che raccontano meglio chi è davvero il centrale giallorosso.

LaPresse

Gianluca Mancini: 7 curiosità che raccontano chi è davvero

Dal ruolo in cui è cresciuto, ai rapporti speciali costruiti nel corso della carriera, fino agli episodi che hanno segnato il suo percorso: ecco sette curiosità che raccontano il lato nascosto di uno dei difensori più riconoscibili del calcio italiano.

1. Origini toscane e tradizione familiare

Gianluca Mancini viene alla luce a Pontedera il 17 aprile 1996 e trascorre l’infanzia a Montopoli, piccolo comune della provincia di Pisa. La sua famiglia è molto conosciuta in zona per la lunga tradizione nella coltivazione delle mele: un contesto semplice, ma ricco di valori, da cui Gianluca non ha mai realmente preso le distanze.

2. Il talento scoperto per caso a una festa paesana

Nel 2003, durante una sagra locale, l’allenatore del Valdarno Calcio nota un bambino di appena sette anni: è Gianluca. Colpito dai suoi movimenti, chiede subito perché non giochi già in una squadra. Al padre, che lo considera ancora troppo giovane, risponde deciso: “O me lo portate, o vengo io a prenderlo”. Da quel giorno il calcio diventa parte inseparabile della sua vita, perfino la sorellina finisce spesso “reclutata” come portiere nelle improvvisate partitelle nel cortile dell’azienda di famiglia.

3. Gli anni alla Fiorentina da centrocampista e il passaggio in difesa

Il talento non passa inosservato e la Fiorentina lo inserisce nel proprio settore giovanile. In nove anni in viola attraversa tutte le categorie, dai Pulcini alla Primavera. Nato centrocampista, viene arretrato in difesa, ruolo in cui mostra caratteristiche ancora più adatte. Nel vivaio viola alza anche uno Scudetto Giovanissimi, uno dei primi traguardi della sua carriera.

4. Le prime chiamate tra i “grandi” con Montella

Le sue prestazioni non sfuggono all'allora tecnico della prima squadra Vincenzo Montella, che lo convoca più volte. Nell’estate 2014 arriva anche il primo vero assaggio di calcio dei grandi: un’amichevole da titolare contro il Malaga e qualche panchina di lusso in Europa League.

5. Il salto nel professionismo

Nel 2015 arriva l’occasione della vita: il prestito al Perugia per misurarsi con la Serie B. L’impatto non è immediato, ma Pierpaolo Bisoli crede fortemente in lui. Dopo un girone d’andata di rodaggio, Mancini si prende il suo spazio, collezionando 11 presenze da gennaio in poi. Cresce in modo evidente e gli umbri decidono di riscattarlo. L’anno successivo arriva anche la chiamata dell’Atalanta, che lo acquista lasciandolo a Perugia fino a fine stagione.

6. L'esplosione definitiva a Bergamo

A Bergamo compie il vero salto di qualità. Debutta in Serie A nel 2017, segna la sua prima rete nella massima categoria l’anno successivo e, sotto la guida di Gasperini, diventa uno dei difensori italiani più promettenti: nella stagione 2018-19 totalizza 30 presenze e ben 5 gol, giocando anche in Europa League.

7. Il mito di Materazzi e un numero che racconta una storia

Il suo punto di riferimento calcistico è Marco Materazzi, da cui prende grinta, carattere e il numero di maglia: il 23. Lo ha indossato sia a Perugia che a Bergamo, accompagnandolo anche con un tatuaggio dedicato.

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