L'Italia manca la qualificazione: Gravina convoca il Consiglio federale e allontana le dimissioni
Dopo la sconfitta subita a Zenica contro la Bosnia, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha chiarito la propria posizione in merito alla guida della Federazione. Escludendo le dimissioni immediate, ha annunciato la convocazione del Consiglio federale per la prossima settimana, sede istituzionale in cui verranno effettuate le valutazioni sul futuro della Nazionale e dell'intero sistema calcistico italiano.
Le dichiarazioni di Gravina e la crisi del sistema
Il numero uno della Federcalcio si è assunto le proprie responsabilità, sottolineando però che la decisione sul riassetto non spetta a lui singolarmente. Gravina ha evidenziato come il calcio italiano stia attraversando una fase di profonda crisi, che richiede una riflessione strutturale e non limitata alla sola composizione della squadra. Rispetto alle richieste di dimissioni, il presidente ha ribadito che ogni valutazione formale spetta al Consiglio federale, organo che al momento sembra confermargli la fiducia.
In risposta alle pressioni provenienti dall'ambiente politico, Gravina ha sollevato dubbi sull'effettivo sostegno ricevuto dalle istituzioni per agevolare le riforme del movimento calcistico nazionale. Sul fronte della direzione di gara in Bosnia, pur evidenziando alcune perplessità sulle decisioni arbitrali, ha riconosciuto oggettivamente le mancanze della squadra, incapace di sfruttare le occasioni per chiudere la partita sul 2-0 nonostante l'inferiorità numerica avversaria.
Gli scenari istituzionali e il ruolo del Governo
La permanenza di Gravina è legata anche alla volontà di tutelare il percorso organizzativo verso gli Europei del 2032, che l'Italia si appresta a ospitare. A livello internazionale, il presidente della FIGC mantiene un saldo asse istituzionale con il presidente dell'UEFA Aleksander Ceferin, incontrato a Sarajevo assieme ai vertici della federazione bosniaca e a Novak Djokovic.
Sul fronte governativo, il Ministro per lo Sport Andrea Abodi, presente alla partita, ha ribadito la necessità di un'analisi profonda del sistema. Al momento non si registrano invece interventi diretti da parte della premier Giorgia Meloni sulle questioni sportive interne alla FIGC.
Le ipotesi normative sul commissariamento
Un eventuale passo indietro forzato dei vertici federali appare complesso sotto il profilo normativo. In base allo Statuto del CONI, un commissariamento della Federazione non può essere attivato esclusivamente per una sconfitta sportiva, seppur grave nelle sue conseguenze economiche. In caso di un deterioramento dei rapporti fiduciari, la questione potrebbe essere portata in Giunta Nazionale dal presidente Luciano Buonfiglio. Tra i nomi speculati per una possibile transizione futura figura quello dell'attuale presidente del CONI, Giovanni Malagò, sebbene attualmente non vi siano i presupposti giuridici per un'azione di questo tipo.